Emergere, non sommergere


EMERGERE, NON SOMMERGERE

Il binomio «emergere, non sommergere» si identifica col Discorso del­le Beatitudini e si ravvisa nelle due espressioni «beati i semplici di Spiri­to, beati gli umili».

Nella espressione «poveri di Spirito, semplici di Spirito» non dovete ri­cercare un significato umano, ma sostanziale che deve evidenziare come lo Spirito, pur essendo pronto e possente, non ambisce di far valere questa prontezza e possanza.

Emergere, non sommergere: ogni individualità, conscia della massa di energie, di capacità, di potere conferitale dalla Legge, deve sfruttare tali ca­pacità, tali energie concessele unicamente per un'opera proficua alla massa, senza l'intenzione di soverchiare una o più individualità per primeggiare. Emergere per potenza, per amore; non sommergere, non distruggere, ma, attraverso il moltiplicarsi delle proprie capacità, soccorrere colui che si tro­va in stato di inferiorità spirituale e potenziale.

Questo tema è già stato trattato, sia sotto il profilo umano del dualismo capitale e lavoro che da sempre impera, sia sotto il profilo sociale. Oggi conchiudo questa trinità di concetto, affermando che il dualismo va inteso non solo nel senso del massimo e minimo abbiente, ma in tutto lo svolgersi della vita affannosa dell'uomo nel tempo; sia che si tratti di fatica manuale o intellettuale, il lavoro è lavoro, la moneta è sordida e tale rimarrà fino alla sua trasformazione, fino alla sua evoluzione.

In Ascesi (Assisi) affermai che ognuno deve dare all'altro ciò che l'altro dall'uno sa di dover percepire, stabilendo così un piano di uguaglianza. L'uo­mo invece parla di diritti e doveri; non vi è nessuno che affermi di avere dei doveri e dei diritti! Concediamo comunque alle masse questi diritti dell’individuo rispetto all'individuo; ma evitiamo di considerare i diritti e i do­veri sociali che rispecchiano unicamente uno stato di evoluzione o di invo­luzione, analizziamo piuttosto i diritti ed i doveri nei confronti dell'Eterno, del Padre Infinito.

Quali possono essere i diritti di un'individualità umana di fronte all’Eterno Fattore, a Dio? Se pensate che solo per l'intervento della volontà divina voi esistete come creature, e Noi esistiamo come Spiriti, ciò vuol dire che nessun diritto potete e possiamo vantare nei confronti dell'Eterno. L'uo­mo di fronte a Dio ha unicamente dei doveri e questi doveri furono affer­mati e sanzionati sul Sinai con la promulgazione della Legge Prima.

Risaliamo, ancora una volta, nella notte dei tempi: il moto di superbia, la precipitazione delle masse in Spirito avvenne in un ambiente predispo­sto per la condensazione, ma opprimente e costringente, attraverso un pe­riodo di molti millenni di staticità assoluta e di stasi di facoltà pensativa, onde il rimorso potesse costituire il pensiero e la vibrazione dominante di quel periodo evolutivo. Successivamente il risveglio delle anime portò alla comprensione della necessità di elevarsi, di sollevarsi, di progredire e di emergere, per arrivare, il più sollecitamente possibile, alla Meta. Pur essen­do ancora i precipitati nel campo dello Spirito, già l'uno tendeva a forzare le proprie capacità per superare il fratello, colpevole anch'esso della stessa colpa. Passarono altri millenni, si giunse alla condensazione assoluta e con l'apparire dell'umanità, ciò che era stata lotta e guerra di Spiriti si tra­sformò in guerra di uomini, per cui le creature si avventarono l'una contro l'altra come razza, come popoli, come tribù, come individui: ogni razza, ogni popolo, ogni tribù, ogni individuo vantava i propri diritti, rinnegando i propri doveri. Ancor oggi le razze, i popoli, le tribù e gli individui sono in lotta per la conquista di quelli che essi definiscono i propri diritti, non av­vedendosi che ogni diritto rappresenta sempre una rapina[1].

 

Voi, fratelli, che volete essere seguaci di un ammaestramento cristico, dovete sapervi staccare da questa massa infeconda, dovete saper emergere non per sommergere, ma emergere per potenza fattiva, per potenza d'amo­re. Dovete dipartirvi da un punto fondamentale ed incontrovertibile: la vita umana è una vita di soli doveri e di nessun diritto, in quanto l'unica a po­ter vantare diritti sulla vita umana è la Legge Divina, è l'Eterno, è Colui che ci ha partoriti. Il soccorso non deve, di conseguenza, essere portato con l'idea di primeggiare socialmente, ma con il proposito di fare ciò che Gesù fece, immolarsi per l'altrui salvezza.

 

Non dovete attendere lo stimolo ad oprare dal suono fisico che vi giun­ge dall'Entele che trasmette attraverso il mezzo, dovete sentirlo in voi stessi questo incentivo, ripensando e ripercorrendo la vita di Gesù. Gesù è l'Uni­genito; risalendo al Padre, ripercorrerete a ritroso l'ammaestramento avuto e indubbiamente troverete in voi quella spinta alla quale anelate, attraverso il contatto che saprete stabilire fra voi e il Creatore.

 


Dio è uguale ad infinito più n elevato a più uno (Dio = (∞+ n)+1) da questa uguaglianza risulta che Dio, il Creatore, è uguale ad un Iddio mag­giore: il Creatore dell'Infinito è al di là dell'Infinito[2]. La comprensione di questo concetto, cioè del connubio quotidiano ed indistruttibile tra la crea­tura e l'Eterno, deve essere stimolo sufficiente ed indispensabile per spro­narvi all'opera e, quello che più conta, per moltiplicare i proseliti. Ovun­que vi è tenebra: siate anche voi fra coloro che sanno portare la Luce!

  


   


[1] Vedi - A quale criterio sono dovuti il colore e la dislocazione delle razze umane?

   

[2] L'Eterno è al di là di qualunque concetto umanamente esprimibile e nella sua unità assoluta abbraccia l'Infinito stesso (n.d.r.).