La medianità


COSA È LA MEDIANITÀ

Prima di procedere sarà necessario ch'Io porti fra voi la luce del sapere per ciò che riflette il movimento medianico.

Che cos'è la medianità? È la capacità che ogni individualità ha in sé di captare, di raccogliere le vibrazioni che ininterrottamente dai piani infi­niti giungono al finito mediante un organo fisico, la cui capacità, la cui fun­zione (voi ancora ignorate questo) è di operare come antenna che riceve come pentodo che trasforma e trasmette. Questo organo è la pineale, che è convenientemente posta in luogo adatto affinché la vibrazione raccolta possa giungere armonicamente a tutte le circonvoluzioni del cerebro fa­cendolo armonicamente vibrare, talché la enunciazione (cioè la trasforma­zione della vibrazione in parola) sia possibile, così come è possibile quando essa è prodotta dalla capacità propria del cerebro.

Io non vedo voi come voi vi vedete, cioè con un contorno, con una for­ma plastica, ma vi vedo, vi raccolgo, vi sento potenzialmente, poiché ognu­no di voi emette delle radiazioni formanti un'aura che noi raccogliamo e che voi pure potete raccogliere sia fisicamente attraverso appropriati stru­menti sia otticamente quando vi ponete in stato di assoluta purezza.

Io vibro, non parlo; emetto radiazioni, emetto onde pensiero, cioè onde potenziali.

Vi porto momentaneamente ancora al Vangelo: «Nel principio il Verbo era, il Verbo era presso Iddio, il Verbo era Dio e per Esso tutto ciò che non era stato fatto venne fatto, e senza di Esso nulla si sarebbe potuto fare». Verbo: parola; parola: estrinsecazione del pensiero; pensiero: potenza. Io emetto onda pensiero, onda potenziale che viene raccolta da un organo sog­getto ad un'energia pari a quella che serve a Me per trasmettere, energia animica. La vostra anima ha la stessa capacità energetica di un Entele e, quando noi dominiamo un umano, stacchiamo nettamente dallo stesso le energie materiali lasciando pulsare, lasciando vibrare la nostra energia ani­mica, la quale opera sulla pineale e la pone in sintonia con noi.

(L'Entele rivolge la parola ad una dottoressa).

Alzati, fanciulla, esamina gli arti superiori del mezzo, esamina la pulsa­zione cardiaca, esamina lo stato calorico del corpo e lo stato calorico degli arti, troverai degli scompensi. Alzati, esamina.

Stato di eccessivo calore alla fronte, a tutta la parte superiore fino al collo, diminuente verso il bacino, freddo dal bacino alle estremità inferiori, poiché nella parte inferiore si svolge unicamente una vita cellulare e non una vita potenziale, la potenzialità intesa come energia superiore essendo stata richiamata dall'Entele verso il cerebro chiamato alla funzione rivelatrice.

Ripeto: Io pulso, Io vibro. Mentre voi affaticate quando dovete rendere gli altri partecipi di un vostro pensiero, Io compio il fatto inverso: devo costringere le Mie capacità energetiche, sminuzzare la Mia potenza, ché, diversamente, non solo fulminerei il mezzo, ma folgorerei voi pure. Ciò si­gnifica che la materia toglie la capacità potenziale, cioè che la misericordia, la giustizia, la sapienza del Padre fanno sì che la capacità energetica animica sia armonizzante con le energie ambientali finite, pur mantenendo integra la propria sostanzialità. Nell'attimo istesso del distacco, l'anima riacquista la propria potenza. Tutto ciò evidentemente vi spiega il movimento di un mezzo in trans.

Tutti gli umani hanno questa possibilità? Sì, perché tutti hanno l'orga­no pineale; non quindi miracolo, ma eccezionalità. Eccezionalità in quanto gli umani vogliono che così sia; ma, quando ogni individualità si pone nella condizione spirituale di sintonia con la Legge infinita, quando cioè il vivere di tempo è armonico, ecco che ogni umano sente di poter raccogliere, ecco le premonizioni e le precognizioni che si palesano, cosicché l'individuo si accorge di aver compiuto un atto medianico captando e trasmettendo pel proprio sé ed al proprio sé.

Non discutiamo sulla scala dei valori medianici, limitiamoci per ora a ciò; il meccanismo vi è stato chiarito.

LA MEDIANITÀ

È necessario ritornare al punto primo, la medianità. Non vi trovate di fronte a casi di fenomenologia. Siete tutti dubbiosi, chi più chi meno, o per lo meno diventate dubbiosi quando vedete che le faccende umane non van­no più. Non è questione di fenomenologia, di soprannaturale, è solamente un raggio fisico che gravita nell'Infinito e che si alimenta di una Legge di Amore infinita.

Un raggio herziano (un'onda, come voi dite) spinto da una emittente a fascio, a onda, verso un determinato punto del vostro pianeta, su vostra volontà, attraverso il semplice tocco di un congegno (pulsante), può deter­minare a distanza un fenomeno che io definisco vitale, cioè l'effetto di una causa: l'accensione di un faro, la messa in moto di un corpo rotante o altre manifestazioni che voi abbiate approntate; quindi onda che ha seguìto una vostra volontà, onda preordinata sia come punto di partenza sia come pun­to di arrivo, sia come causa sia come effetto, onda sintonizzata. La media­nità è la stessa cosa, né più né meno. Io che ora parlo rappresento la causa; il mezzo, che è un povero essere inconcludente in questo momento perché è materia priva di volontà, rappresenta quel tale interruttore, quel tale tasto e quel tale punto il quale compie un'azione, si illumina, cioè irradia voce, suono; moto fisico l'uno come è moto fisico l'altro.

Qual è il congegno che consente questa trasformazione di energie su­periori in movimento finito? La pineale, una piccola quantità, una piccola escrescenza, un organo che voi, come il mezzo e come tutti gli umani, pos­sedete. C'è l'artefice che sa costruire un determinato ordigno in forma per­fetta, c'è l'altro che lo sa costruire in forma meno perfetta; c'è un indivi­duo il quale possiede una ricchezza e un altro che ne possiede una minore o maggiore. Qui vi trovate di fronte a casi in parte analoghi: ognuno di voi dispone di una qualità maggiore o minore, l'organo è costruito con mag­giore o minore perfezione, cioè duttilità, plasticità, malleabilità, ma non per imperfezione del Divin Costruttore, per Sua volontà. È l'artefice il quale dice: io offro al mondo lo stesso capolavoro finito in forma tale da renderlo più o meno pregiato. Il pregio di questo organo, al fine delle congiunzioni di oltre limite, è dato, ho detto, dalla malleabilità. Io vibro, io irradio e l'organo raccoglie, io voglio e l'organo sprigiona. Questo però non è un movimento di arbitrio, è un movimento armonico ed è tale il potenziale che io posso irradiare che, se dovessi usare di quelle energie che mi sono state elargite (e notate, amici, che io giungerò in un'ora determinata alla Vetta, ma alla Vetta non sono ancora), ripeto, se dovessi utilizzare l'energia di cui dispongo, questa sarebbe sufficiente per incenerire quel povero uomo che ora funge da mezzo e per portare delle alterazioni non indifferenti a voi tutti e ad altri ancora; quindi utilizzo una parte del potenziale, porto in trasformazione le mie energie. Niente, quindi, di soprannaturale; è un com­plesso di movimenti fisici, come quelli che voi potete portare in una radio; è la trasmissione di una radiazione.

Resta, allora, un solo punto da chiarire: non si tratta di impressionarsi o di deridere, perché la medianità non deve né impressionare né essere de­risa. C'è, ripeto, un punto da chiarire: l'origine. Voglio essere pratico: un quantum di qualsiasi natura esso sia, purché si trovi entro il finito, deve indubbiamente avere peso e misura; come «misura» voi potete avere la misura di un'anima attraverso la struttura animico-fisica, quella struttura che accompagna l'anima lungo il suo moto evolutivo. Questo può sfuggirvi, ma non può sfuggirvi invece il quantum «peso». Infatti, se un individuo prossimo al trapasso potesse essere posto, come è già stato fatto, su ap­propriato strumento di controllo di peso di alta precisione, nell'attimo istesso in cui, come voi dite, rende l'anima all'Eterno (rende, quindi restituisce l'anima all'Eterno), lo strumento di misura segnerebbe una diminuzione di peso: una quantità imponderabile, impercettibile, potenziale si è staccata; la materia è ancora là, è ancora calda, qualche cosa si è staccato. Se la massa umana fosse tutta di materia densa putrescibile, il peso in quell'at­timo non dovrebbe variare. L'essere umano è, invece, composto di due quan­tità ben distinte e separate e una di queste si distacca, ed è evidente che si distacca una parte che non deve essere distrutta, perché ciò che deve essere distrutto (trasformato, dico io) deve seguire il corpo, la forma, l'involucro.

Scientificamente ecco raggiunta la prova che una quantità sussiste. Dobbiamo raggiungere l'altra prova: che questa quantità vive, sopravvive, ragiona, opera. Ciò avviene assai spesso a molti di voi; visitate un ambien­te e, appena entrati in esso, vi muovete in un senso o nell'altro e rammen­tate che un determinato oggetto deve trovarsi in quel determinato angolo dell'ambiente e lo trovate: reminiscenze di altra vita! E così per pensiero e così per opera e così anche per sentimenti. Allora, questa quantità, che si è staccata nell'ora del controllo e che è salita, è salita indubbiamente per compiere un movimento o per lo meno per attendere che altra materia (un parto) la richiami per continuare un movimento del quale voi sconoscete la ragione. Dunque non vi è niente di soprannaturale.

Se a questi concetti che vi ho esposto ne leghiamo altri formando un interrogativo che è stato già posto altra volta, voi venite per necessità di cose a confermare che quella quantità imponderabile che ha segnato il suo peso nell'ora del distacco è una quantità di un potenziale spaventoso.

Ripetiamo quell'interrogativo: nella struttura umana vi sono due mo­vimenti iniziali fisici necessari alla vita stessa; l'uno è quello della circolazione del sangue e l'altro quello della respirazione, oppure è prima quello della respirazione e poi quello della circolazione? Primo interrogativo. Se­condo interrogativo: nel moto del circolo sono la diastole e la sistole che imprimono al sangue il movimento o è il moto sanguigno che impone la dia­stole e la sistole al cuore; ed è la respirazione una conseguenza della dia­stole e della sistole o sono la diastole e la sistole la causa della respirazione?

In altre parole, io voglio portarvi a questo: la forza motrice.

Dove risiede questa forza motrice? In una quantità che fisicamente non è delimitabile; non vi è un organo propulsore, generatore di questa ener­gia, avente una forma, un limite, in quanto la funzione che questo organo è chiamato a compiere è talmente divina che non potete non stabilire come divina anche la sorgente del moto. Questo movimento di diastole, di sistole e di respirazione è divino in quanto consente al vostro essere di compiere la respirazione nel tempo. È una volontà dell'Eterno! Deve compiersi que­sto atto attraverso una manifestazione meccanica sì, ma generata da un Generatore Divino, cioè infallibile nel ritmo, nella erogazione, di una co­stanza assoluta, di una assoluta perfezione.

E allora di assoluto non vi è che l'Eterno e di assoluto in voi non vi può essere che il parto dell'Eterno: l'anima!

Schiaparelli (1950)