Parole ai Fedeli


PAROLE AI FEDELI

È opportuno anzitutto stabilire un assioma: ciò che avviene nel finito e nell'Infinito non è mai una conseguenza del caso, ma è intimamente, profondamente, sostanzialmente legato ad un fatto precedente.

La vostra stessa volontà di indagine che vi spinge a ricercare per capire e conoscere non è fine a se stessa, ma è strettamente, profondamente, inti­mamente legata al moto singolo evolutivo, ed è giusta cosa che di questo fatto abbiate a tenerne conto, anche se in ognuno di voi permane la cer­tezza di avvicinarvi alla verità unicamente con uno scopo didattico, per poter approfondire, per poter analizzare.

Consideriamo fuggevolmente l'ambiente del quale dovremo trattare — ambiente di origine — e poniamo mente, anzitutto, al rapporto esistente fra il Supremo Fattore e l'ambiente. Iddio, l'Increato, creò l'Infinito; questo è il primo dei molti assiomi che enuncerò ed illustrerò successivamente. Iddio, Creatore dell'Infinito, abbraccia l'Infinito, va oltre l'Infinito, oltre­passa l'Infinito. Paradosso? No, è la realtà scottante che, pur essendo real­tà matematica, non può essere dimostrata agli uomini per mancanza nel loro vocabolario di espressioni appropriate che sarebbero necessarie per chiarire un fatto simile.

Primo assioma dunque: «Colui che fu, è e sarà, Colui che creò l'Infinito abbraccia l'Infinito». Il successivo assioma, pur esso perturbante, è un principio matematico: «Ogni punto dell'Infinito è centro dell'Infinito».

Questi due argomenti fondamentali è bene siano imposti preventiva­mente alla vostra analisi, in quanto hanno lo scopo, ben definito, di portare in voi quel tremore che è conseguenza dell'incredibilmente grande. Contro questo infinito, contro il concetto di estremamente grande, si contrappone quello di estremamente piccolo. Or sono cento anni, la vostra scienza uma­na proclamò che era stata scoperta e raggiunta la più piccola quantità di materia, l'atomo. Oggi, la relatività dell'asserzione di allora appare quanto mai stridente, quanto mai evidente e, dovrei dire, quanto mai deludente per la vostra scienza.

Data una sia pur fuggevole idea dell'ambiente e del Costruttore divino dell'ambiente, passiamo ad analizzare i rapporti esistenti tra l'essere umano e la Legge, Dio. Per voi è Dio, in quanto così è stato chiamato dagli umani tutti, ma è la Legge, è l'Increato e rappresenta la Trinità: «Potenza, Amore, Sapienza». Nella Sapienza è evidentemente inclusa la Giustizia, quella giu­stizia che gli umani non sanno né distribuire né amministrare.

Quali rapporti intercedono tra l'uomo e l'Infinito, e quali tra l'uomo e la Legge, l'Iddio? Rapporti ininterrotti, dovuti solo ed unicamente alla Mi­sericordia dell'Eterno.

L'uomo che fu proiettato come Monade nell'infinito (Spirito, anima: si­gnificato di Monade)[1], l'uomo che fu creato, voluto dall'Eterno si è ad un determinato momento ribellato alla Legge Prima, alla Legge di Amore. Valutate le proprie capacità divine ricevute dal Padre, quella massa che definirò, dolorosamente per voi uomini, ribelle, pensò di poter creare, di potersi amministrare potenzialmente e divenne un gruppo di indipendenti, di superbi: ecco la colpa prima.

 

Iddio, Signore di Giustizia, ma anzitutto Signore di Amore, sentenziò: «Sarete puniti, ma non sarete distrutti e tornerete a Me»; ed ipso facto creò l'ambiente, il vostro ambiente, il vostro sistema. Non lo creò come oggi lo potete ammirare e studiare, ma lo creò fulmineamente, lo progettò e lo attuò prima in potenza e in energia, poi in forma gassosa e successiva­mente in forma semifluida, fluida e semisolida fino a giungere allo stato vo­stro attuale.

 

Questo succedersi di trasformazioni portava la massa ribelle a «scen­dere di cielo in cielo, di piano in piano» fino a raggiungere la nuova pri­gione. Per alimentare e continuamente erogare la vita ai figli ribelli, Iddio concesse ad ognuno di essi una particolare qualità: ogni uomo, al-di-là del sesso, ebbe nella parte occipitale, pudicamente mascherata dalla mate­ria grigia, una piccolissima glandoletta — che voi chiamate pineale — la quale compie una duplice funzione in tutto analoga a quella assolta da due vostre valvole termoioniche: riceve le vibrazioni dai Cieli infiniti, e trasforma tali vibrazioni trasmettendole al cerebro.

 

Il colloquio Spirito-materia, che dovrebbe essere ininterrotto ed ascen­sionale, avviene con l'anima incapsulata dalla materia per tramite di que­sta glandoletta. Più la composizione di quest'organo è plastica, più è mor­bida, più è molle, maggiore è la capacità ricettiva dell'organo stesso, sino a giungere alla possibilità di captare non solo per sé, non solo cioè le energie che Noi eroghiamo ad ogni individuo nel tempo, ma fino a captare e ritra­smettere come ora avviene[2] il nostro pensiero in pro della vostra evolu­zione, evoluzione non singola, ma di tutta l'umanità.

 

Nell'ora della precipitazione, nell'ora in cui si compiva il primo atto della condanna, cioè la estromissione dalla libertà (questo termine di cui parlerò fra breve fa parte di un argomento scottante per voi), nell'ora in cui la Monade passava dalla libertà al regno dell'arbitrio, cioè entro i con­fini del vostro sistema planetario, Iddio Misericordioso, volendo accelerare il moto di riscatto dopo la grave colpa, scisse ogni Monade, divise ogni Spi­rito, ogni anima in due giuste metà. Si venivano a comporre due termini di un binomio, le due anime gemelle[3], ognuna destinata a seguire la pro­pria via evolutiva, indipendentemente dall'altra metà di cui era sostanzial­mente parte.

 

Da questa scissione deriva, fra l'altro, il dovere che incombe su ogni umano di accelerare per quanto possibile il suo moto di riscatto e di puri­ficazione, affinché, se l'altro termine del binomio più zelante è già salito, non abbia ad attendere che l'anima gemella lo raggiunga per ricomporre l'unità iniziale.

 

Dissi: libertà contro arbitrio. Analizziamone il concetto.

 

Che cosa è l'arbitrio? Che cosa è la libertà? Quassù è libertà in quanto non conosce confini e non conosce ostacoli, ed è colpa che non ha nome, non ha qualificazione quella della ribellione, perché significa trasgressione alla Legge altruistica di Amore. Cessata la libertà, si cade nel regno dell'ar­bitrio, dove la libertà viene limitata da una forma aeriforme, da una quan­tità aeriforme (atmosfera) e si manifesta in arbitrio[4] fra di voi umani quotidianamente, ma assai spesso più volte al giorno.

 

La ribellione nei piani superiori ebbe un valore assoluto in rapporto al contatto Creatore/creati. Intervenuto l'arbitrio, il limite alla libertà ri­dusse il rapporto Creatore/creati ad un rapporto indiretto. Voi dovete al­lora pervenire a vivere una duplice vita, quella della materia e quella dello Spirito ed è allo Spirito, all'anima che dovete rendere conto del vostro operato.

 

Chiariamo più a fondo questo pensiero.

 

Iddio Uno e Trino — Padre, Figlio, Spirito Santo — Trinità una o Unità trina, come meglio credete.

 

La Monade, anima, proiezione di energie divine, parte di energia divina, non poteva non risentire gli effetti di quella Trinità di provenienza, per cui, proiettata come tale nel tempo, condensata in individuo, le venne assegnata una sua trinità corrispondente concezionalmente alla Trinità divina: pen­siero, ragione, coscienza. Il pensiero è il rappresentante della Potenza, la ragione è in corrispondenza della quantità Figlio/Amore, la coscienza è in rapporto alla Sapienza, alla Giustizia. Ogni individuo ha quindi in sé il crisma impostogli dall'Eterno: pensiero, ragione, coscienza.

 

Formulato un pensiero, questo è nell'arbitrio[5], cioè nella sapienza (in quanto conoscendo il Bene ed il Male, si possiede la saggezza assoluta) e sta all'uomo saper scegliere l'una via o l'altra. Potete pensare, ma dopo aver formulato, plasmato, cesellato il pensiero, dovrete sottoporlo all'esame della ragione, constatare cioè se il concetto, se il pensiero sia compatibile con lo stato vostro animico e con lo stato vostro sociale. Dopo l'esame della ragione che dà o nega il suo placet (anche la ragione ha sempre una capa­cità sua di arbitrio) il pensiero compiuto, formulato, cesellato, passa di fronte al giudice supremo, alla coscienza. La coscienza è una vibrazione ri­flessa dell'anima, è illuminata dall'anima e quanto più rigida, più severa, più intransigente sarà l'anima nel giudicare tanto maggiore sarà il cammi­no ascensionale di riscatto sino a quel momento compiuto dall'individualità. Anche negli stati di infecondità, cioè di scarsa evoluzione, la coscienza rimprovera e rimorde se non viene ascoltata: si potrà commettere un gesto di arbitrio, ma l'anima, pur non avendo la possibilità di vietarlo, lo ri­corderà ininterrottamente.

 

Ecco, perciò, l'uomo nella sua trinità, l'uomo specchio di Sé stesso; l'anima riverbera, riflette le proprie capacità sulla materia, ma deve giun­gere a dominare la materia, in ossequio alla sentenza divina emessa nell'ora della precipitazione: «Riconquisterete le capacità divine attraverso la fa­tica, il dolore e la sofferenza». La sofferenza deve essere duplice e simulta­nea, in quanto, pur non essendo le due sofferenze — materiale e spirituale — combacianti, esse si manifestano simultanee, ma difformi l'una rispetto all'altra. La sofferenza della materia deve tendere alla repressione degli istinti, degli appetiti, della passionalità, mentre quella dell'anima deve ricondurvi col pensiero alla vita di libertà precedentemente goduta ed ope­rare sulla materia per frenare i palpiti negativi della stessa. Così facendo le due quantità fondono, assommano, uniscono la propria singola evoluzio­ne; la materia va cioè alleggerendosi, il pensiero va sublimandosi e la co­scienza affinandosi, rendendosi ognor più intransigente.

 

Ho parlato di evoluzione: è giusto che, parlando di medianità, si abbia a discorrere anche di evoluzione. Anzitutto un assioma: «Chi nell'ora pre­sente si trova sul vostro pianeta, e si trova pertanto rinchiuso da una fascia atmosferica, è indubbiamente ancora in stato di colpa». Vi sono — per far­mi intendere le definirò stazioni od ambienti — vi sono, dico, sette ambienti di sosta per evolversi. Si parte dall'ambiente del «Letargo», l'anima passa successivamente nell'ambiente del «Rimorso», indi, al giusto tempo, nell’ambiente del «Risveglio». I nomi che enuncio dicono di per sé il valore di queste soste, di questi ambienti che voi nomate «biotesi»[6].

 

Al «Risveglio» l'anima che nelle due biotesi precedenti era rimasta nel buio della notte assoluta (notte d'anima) e che nella biotesi del Letargo era rimasta immota, immobile (trattasi di movimento affatto opposto a quello vitale che è caratterizzato dal moto), nella biotesi, dico, del Risveglio l'anima riprende a vedere i primi bagliori della Luce divina, la Luce del Padre illumina ancora quell'anima: è il principio della risurrezione.

 

Si passa oltre e si va in un'altra biotesi, in un altro ambiente, l'«Evo­luzione», dove il progresso è più rapido, in quanto si torna a contatto con il moto divino, con le faccende del Padre. Dopo la biotesi della Evoluzione è l'«Ascesa», e fino a questa biotesi le anime si incarnano e disincarnano in un moto successivo che non ha assolutamente ritmo, ma caratteristica di singolarità per ogni anima.

 

Non vi sono due colpe uguali, per cui non vi sono due espiazioni uguali. Giunti all'Ascesa, tutti i semitermini delle Monadi, che quivi hanno raggiunto quello stato di evoluzione, si arrestano ed attendono che l'altro termine del binomio li raggiunga, o viceversa, giunti all'Ascesa, si ritrovano e si ricompongono ipso facto in unità, passando nella sesta biotesi, la «Conoscenza». Da qui non si scende più se non per missione o per doman­da propria, per preghiera propria.

 

Dopo la biotesi della Conoscenza, sesta biotesi, si passa nella «Sapien­za», cioè nella biotesi della purificazione totale, e si ritorna ancora ai piedi del Padre, al servizio del Padre, al servizio della collettività, in pieno altrui­smo e ben lungi dal pensare di ricadere in quell'errore che da migliaia, mi­gliaia di secoli l'umanità sta scontando.

 

Questo, sommariamente, il moto umano di evoluzione. Riportiamoci an­cora al concetto di medianità, la medianità non influisce radicalmente nel moto evolutivo, ma rappresenta un coefficiente, riconosciuto dalla miseri­cordia del Padre per l'opera di semina che quasi sempre — quasi sempre — il medium, il mezzo, deve compiere.

 

La misericordia del Padre si appalesa poi in un altro evento ancora: la rincarnazione. Il fatto stesso, infatti, di dover vegliare e sorvegliare il pro­cesso di evoluzione della materia nel feto impone uno sforzo tale all'anima da meritare un premio. Nello stesso ambiente, nella stessa biotesi vi sono infiniti stati evolutivi, per cui secondo la sofferenza sopportata dalla Mona­de mentre sorveglia la gestazione, il premio assegnato varia, aumenta e teoricamente, teoricamente, potrebbe avvenire, potrebbe avverarsi una evoluzione unicamente compiuta attraverso le elargizioni misericordiose del Padre. In pratica ciò non si verifica in quanto nell'anima vi è il senso della riconoscenza (che fra di voi umani non esiste), vi è cioè il desiderio di sde­bitarsi, operando più rapidamente, gettando più frequentemente le scorie del proprio sé, che sono scorie sataniche. Ad ogni rincarnazione dovremmo avere teoricamente, come risultante della evoluzione raggiunta, quella ot­tenuta attraverso lo sforzo dell'individuo, maggiorata di quella elargita dal­la Misericordia divina.

 

Permane però l'arbitrio, per cui le Monadi, che sono discese e sono state proiettate nel finito per scontare una colpa, aspirano, come anima, a salire, ma sono deboli ed insufficientemente premunite con­tro il palpito della materia la quale, dominando lo Spirito, vive di arbitrio, vive cioè di superbia. Ogni prevaricazione nel tempo ha sempre come base l'oro e la carne, carne intesa come palpito della materia, come stimolo dei più vari desideri: sete di dominio, sete di moneta e via dicendo. Conseguen­temente, una Monade che ha già conosciuto il Rimorso può ancora cono­scerlo nel successivo cammino evolutivo. Non lo conoscerà con la stessa intensità di punizione della precedente volta, cambierà livello di ambiente, ma ricadrà, ricadrà nel Letargo, ricadrà nel Rimorso e dovrà ripassarvi forzatamente.

 

Non è un regresso questo movimento di saliscendi, in quanto esso è legato anche al karma (voi lo chiamate destino). È un piano di riabilitazione stabilito dalla Legge ed aggravato, aumentato dal desiderio del peccatore di sollecitare i tempi onde espiare, quanto più rapidamente possibile, le colpe precedenti e quelle in essere.

 

Scheletricamente, schematicamente, superficialmente è stato tratteggia­to il movimento evolutivo dell'uomo; bisogna però giustificare il perché della proiezione ininterrotta di questi Spiriti operanti nei Cieli infiniti e di quella parte proiettata nel finito.

 

Iddio creò l'Infinito, poi volle dare palpito all'Infinito ed ecco la crea­zione del tutto celeste, cosa meravigliosa che, secondo il vostro concetto matematico, è facilmente spiegabile attraverso il gioco delle forze di gravi­tà. Per voi uomini la fisica e la matematica entrano nel vivo della creazione e stabiliscono aprioristicamente delle regole, dei numeri, dei simboli atti a giustificare la vostra legge fisico-matematica di gravitazione universale. Vi siete soltanto dimenticati che quassù dove Io vibro, quassù è il regno della matematica, ma di una matematica diversa che non si esprime in numeri, in cifre, in simboli, in rapporti, bensì unicamente in donazioni. Chiarisco il concetto.

 

Poniamo cento mondi stellari, e restringo logicamente il numero affin­ché vi sia più facile assimilare il concetto. Vi sono cento mondi stellari ognuno dei quali, per vivere, ha bisogno di una determinata energia, dall’uno al cento, energia che singolarmente nessuno possiede. Nessuno possie­de l'energia della quale ha necessità. Ma ecco che da novanta, trenta, sessanta mondi si diparte proprio la radiazione di quella determinata energia, la quale consente al numero «uno» di vivere e, a sua volta, di proiettare la propria energia elaborata verso quegli altri mondi stellari che di quella specifica energia, da esso prodotta, hanno necessità. È una donazione pro­porzionata, ininterrotta; non è una legge numerica matematicamente, ma è matematicamente amorosa, il che è ben differente.

 

Il moto infinito, il palpito, la rotazione, l'incrocio sono sempre frutto di una elargizione, di un altruismo, altruismo trasmesso con la propria ener­gia di movimento dall'Eterno, mentre la vostra matematica resta una teoria e, se ha degli assiomi, questi rimangono localizzati al vostro ambiente. Ognuno sa come, nel tempo, la visibilità di un oggetto per una parte im­merso in un ambiente più denso, per l'altra parte in un ambiente meno denso, assume apparentemente una forma angolare; la differenza della densità ha stabilito questa apparenza. Voi siete effettivamente nel campo del­la relatività, in quanto ciò che voi state ricercando, lo state ricercando adeguandolo al vostro ambiente, alle condizioni «elettrizzanti» del vostro ambiente, e le qualifico elettrizzanti in quanto nel vostro sistema tutto è rappresentato da una piccola, insignificante energia, mentre quassù le ener­gie sono portentose, trasformatrici, distruggitrici.

 

Moto analogo avviene per il corpo umano: voi avete trovato l'encefalografo, il cardiografo, e troverete, in seguito, altri strumenti di misura, ma non potrete mai conoscere la totalità numerica delle energie che compon­gono il corpo umano se non saremo Noi stessi a dirvelo. Sappiate comun­que che ogni organo del corpo umano, ogni tendine, ogni muscolo, ogni arto ha una sua propria o più proprie energie. Queste non sono soltanto affermazioni, sono realtà palpitanti.

 

Voi, ad esempio, basate la velocità della luce su circa 300.000 chilometri al minuto secondo: in realtà voi togliete qualche centinaio di metri; avete voluto, di fronte ad una cifra simile, togliere quell'invisibile, microscopico granellino di polvere. L'approssimazione è esatta nel tempo, nell'elemento chiuso, ma la luce giunge a voi non solo dal vostro piccolo sole, ma dal mondo stellare tutto che vi circonda ed è rivelata, rivelata, dallo strato atmosferico, che diversamente giungerebbe a voi unicamente come energia. Circa mezzo secolo fa Noi abbiamo insegnato quanto in questi giorni è stato scoperto dagli americani. Dicemmo allora, ed i testi parlano, che l'ani­ma che si stacca dalla materia ed intraprende il suo viaggio per un nuovo periodo evolutivo, passa dal Polo Nord in quanto una massa di energie a forma di imbuto la richiama e la assorbe potenzialmente ed elettricamen­te[7]. Le anime destinate a rincarnarsi entrano da un imbuto energetico posto al Polo Sud; i due imbuti si legano e formano una fascia. Orbene, si è scoperto recentemente che la fascia energetica avvolgente il vostro globo ha una duplice apertura della quale la scienza sta ora ricercando la causa, l'utilità, il perché.

 

Analizziamo ora più particolareggiatamente il rapporto esistente fra la vostra scienza moderna, scienza d'oggi, ed il nostro ambiente. La Terra par­tita da una massa elettrizzante, una massa di energia, energia, si è tra­sformata in una massa gassosa, poi in una massa fluida ed infine solida. La massa solida rappresenta una determinata quantità di minerali, di vegetali ed animali, ed intendo escludere dall'esame la razza umana. Tutto ciò vuol dire che le energie prime hanno subito una progressiva trasformazione fino a giungere, per la razza animale, ai monocellulari. Fin qui siamo tutti d'ac­cordo: l'uomo ha finalmente intuita la capacità di trasformare ciò che è a sua disposizione, sia partendo dal minerale sia dal vegetale, per giungere all'energia e viceversa.

 

Resta però aperto un problema per voi. L'uomo — pensiero, ragione, coscienza — ha una trinità, quindi ha eminentemente una derivazione di­vina: ha la capacità di pensare. L'animale ha la capacità di pensare? Sì, cer­to, ed una parte di questo compito spetta alle Purissime Intelligenze. L'ani­male nasce con una energia «istinto», un'energia che definirò vegetativa, cioè una mente, una capacità di pensiero limitata alle necessità e consue­tudini vitali. Questo movimento di massa spetta a Noi disincarnati, cioè l'animale vive attraverso la elargizione di un'energia vitale materiale, organica, non sostanziale, e siamo Noi che diamo la capacità pensativa limitata. Conseguentemente, anche il regno animale ha il proprio arbitrio, ha le pro­prie deviazioni di razza. Nessun rapporto esiste, però, tra le energie dell’uomo sorrette, illuminate dalla trinità «pensiero, ragione, coscienza» e l'istinto brutale, bestiale dell'animale, istinto egoistico che non preclude de­terminate percezioni quali il fiuto del pericolo che fa intervenire l'istinto di conservazione di razza.

 

Un altro punto di analisi per voi può partire dal seguente quesito: «Se siamo stati partoriti, proiettati dall'Eterno nell'Infinito, se alla vita di que­sto Infinito partecipammo un dì e nuovamente vi partecipiamo periodica­mente attraverso i vari cicli rincarnativi, come mai non conserviamo alcun ricordo di quanto abbiamo vissuto?». Quanto avviene è indice della Sapien­za eterna: la legge di oblio copre nella discesa tutto il movimento di ri­scatto svolto precedentemente e, prima ancora, il periodo svolto in libertà. Quando poi lasciate la materia per proseguire il ciclo evolutivo quassù, la legge di oblio svolge una sua funzione particolare, in quanto consente all’anima in espiazione di ricordare il male fatto dalla materia o dallo Spirito ai propri simili ed il bene da essi ricevuto, ma le impone di dimenticare l'eventuale bene fatto ai propri fratelli.

 

Nel rapporto vita infinita/individualità in evoluzione la legge di oblio è totalitaria, mentre nel rapporto Spirito/evoluzione, rapporto più limitato, si ricorda unicamente ciò che si è ricevuto di bene per compensare e ciò che si è fatto di male per riscattare. Quello che si è fatto di bene va oblia­to, perché il fare, il donare, l'elargire è un dovere di vita che non crea me­rito alcuno.

 

La legge di oblio la potete paragonare ad un fittissimo tessuto a ma­glia, maglia di energie, evidentemente. Talora, anche per volontà di Legge, avviene un'impercettibile smagliatura in questo tessuto e l'anima afferra immediatamente quello spiraglio attraverso il quale rivede un ambiente nel quale in un precedente moto evolutivo ebbe a sostare. La percezione di trovarsi in un ambiente già precedentemente conosciuto è prova del moto rincarnativo.

 

Direte voi: ma non vi è qualche cosa di più concreto, di più probante di queste tue asserzioni? Sì, l'Unigenito, Gesù.

 

Gesù disse ai discepoli: «Se Io volessi demolire questo tempio, ebbene in tre giorni lo ricostruirei». Il tempio evidentemente era rappresentato dal corpo apparentemente, apparentemente, fisico di Gesù: venne distrutto, ri­sorse, rivisse dopo i tre dì e salì al Cielo. Questo è un esempio ammaestran­te, in quanto si vuole significare che è indispensabile ricostruire la limpi­dezza animica per poter salire.

 

Precedentemente vi era stato il movimento, espressamente indicato, di Lazzaro. Gesù disse agli Apostoli, mentre era lungi da Lazzaro: «Andiamo a svegliare Lazzaro che si è addormentato». Lazzaro era morto e comincia­va la decomposizione del suo corpo. «Lazzaro, svegliati ed esci». Non do­vete considerare il miracolo a sé stante, ma il miracolo come volontà di affermare la possibilità di risuscitare attraverso un moto divino, moto di Purificazione. Altrettanto dicasi per il figlio della vedova e per la figlia di Giairo: si tratta, sempre, di movimenti sostanziali ed ammaestranti.

 

I Profeti, lo rammenterete, erano dei mezzi, dei medium predestinati, karmici: ad essi era data la capacità di predire. Non avevano necessità di contatti con le Purissime Intelligenze, ma percepivano gli ordini, le dispo­sizioni impartite dal Padre riguardanti la pronosticata, preventivata discesa dell'Unigenito. Il nostro intento, oggi, non è quello di essere pari ai nostri precursori. Non vogliamo profetare, vogliamo semplicemente porvi a con­tatto della Verità perché possiate estrarre quella essenza necessaria, indi­spensabile per creare la Fede, la fede viva, la fede ardente, quella fede che fa sì che ogni individualità senta la necessità, il bisogno ineluttabile di porsi fra le braccia dell'Eterno non passivamente, ma in piena totalitaria collaborazione.

 

Persuadetevi: è necessario aver fede, unicamente fede, fede ardente, fede viva, fede cocente in quanto, senza di essa, non potrete mai sondare i misteri dell'Infinito. I «perché» si presenteranno e si ripeteranno, alla vo­stra mente successivamente o contemporaneamente, ma rimarranno privi di risposta se vi manca la fede. Il famoso ubi consistam, il punto di appoggio per la scienza, non può essere che la Fede. Solo per chi ha fede, solo cioè per gli uomini di buona volontà vige il «pulsate et aperietur vobis». Ognuno di voi, singolarmente, potrà interrogare la propria coscienza e chie­dere alla stessa: «Sono io tra gli uomini di buona volontà? Posso io bus­sare nella speranza che mi venga aperta l'Argentea Porta e mi siano chia­riti i misteri non per soddisfare il mio capriccio, la mia ambizione, il mio orgoglio, la mia superbia, ma solo ed unicamente per trovare ed intrapren­dere una via che possa giovare ai miei simili, che possa giovare all'umanità?».

 

Questo abbraccio superficiale, apparentemente disordinato, deve porta­re a voi ed in voi la sensazione della molteplicità dei concetti da trattare e della necessità di intraprendere lo studio dei concetti stessi. Io ho gettato la semente nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: sta a voi far sì che la semente si trasformi in germoglio e fruttifichi, sta a voi trovare l'opportunità e il tempo per porvi a contatto con Noi per conseguire quel conoscere e quel sapere che sono indispensabili per dar vita alla Legge di Amore. La semente è ancora una volta posta a vostra disposizione: non disper­detela, distribuitela.

   


  
 

[1]  Vedi MONADE ED EPOCHE.

   

[2] Trans medianica (n.d.r.)

   

[3] Vedi - Come accade che i due termini dell'unità possono essere dello stesso sesso in una o più rincarnazioni? e - Quando avvenne la scissione dello Spirito e la formazione del bino­mio d'anima o anima gemella? Quali furono i periodi della progressiva condensazione e per quale rapporto si manifestarono le razze umane? Le glaciazioni: quante furono e quale fu il loro scopo?

   

[4] Egoismo (n.d.r.)

   

[5] Vedi L'ARBITRIO

   

[6] Vedi LE RINCARNAZIONI E LE BIOTESI

   

[7] Vedi IL MOTO PRIMO DELLA FORMAZIONE AMBIENTE.