Perchè l'interpretazione entelica


L'Entele guida, affidando alle stampe questa definitiva edizione, ha così di­sposto:
«Quest'opera rappresenta dogmaticamente un assoluto, il quale asso­luto non ammette incastri non per moto di superbia, ma per moto di ve­rità. L'opera che è stata compilata per volontà di Legge è atta a compri­mere, a completare, meglio ancora è atta a creare nuova vita; non è crea­ta per essere alterata, per subire degli incastri, delle promiscuità. Ciò che è stato detto è stato detto in semplicità e rappresenta la semplicità; ciò che è stato detto in verità rappresenta la verità e la verità è inalterabile; nulla alla verità si sovrappone; questo è il punto di partenza. È stato detto «evangelizzare», cioè portare fra le masse, nel migliore dei modi, nella forma più conveniente e più sollecita, la interpretazione inequivocabile de­gli Evangeli predicati da Cristo e raccolti dai Sinottici; questo si deve propalare. Questa verità, che Noi affidiamo al vento, che ha una sua sag­gezza, per una divulgazione lenta ma inesorabile e progressiva, deve rap­presentare l'opera prima vostra, l'opera potenziale, la divulgazione di quel­la verità interpretata nella sua sostanzialità.
Non si può offrire l'opera, se l'opera non si è preventivamente cono­sciuta: bisogna essere padroni della materia, bisogna essere padroni della luce che da quella materia emana, bisogna essere padroni di quell'amore verso il quale la materia insegnata vi sospinge ininterrottamente e ineso­rabilmente.
Questo è il concetto unico ed assoluto dal quale non ci si deve distac­care, allontanare».